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Cima Spe (2314m) dalla Val Talagona

La cima è l’estrema propaggine isolata ad occidente degli Spalti di Toro al confine fra Friuli e Cadore fra la Forcella Spe e la forcella di Val Misera all’origine del gruppo Duranno-Cima dei Preti. Una precedente lontana visita non era stata favorita dal bel tempo, eravamo incappati in una giornata uggiosa anche se senza pioggia. L’accesso è possibile ma meno accattivante anche dalla Val Cimoliana, con partenza dal Pian Fontana passando dal Bivacco Gervasutti, per le nostre due gite ci accostiamo invece dalla valle del Piave, più lungo l’avvicinamento automobilistico ma più breve e in ambiente meno monotono la salita. Partendo da Udine la via più sbrigativa attraversa il Passo della Mauria, scende alla statale che percorre la Valle del Piave, da questa verso sud fino a Domegge. Una strada si cala al lago che si attraversa su un ponte, dopo questo si prosegue a sinistra, poco oltre si trovano le indicazioni che indirizzano a destra a varie mete, la principale è il Rifugio Padova. La strada, stretta e ripida, è attualmente a senso unico alternato (al mattino si sale, il pomeriggio si scende) non molto rispettato e gli incroci sono problematici, il primo tratto più ripido è asfaltato poi a fondo naturale, la si segue fino a Antarigole (1105 m), dove si trova uno spiazzo per parcheggiare. Dopo questa lunga e noiosa ma necessaria premessa per chi non conosce i luoghi finalmente inizia la nostra gita. Il sentiero 352 scende a un ponte in legno che attraversa il torrente Talagona che poi si costeggia sulla sin. orografica allietati dalle sue innumerevoli rapide e cascatelle, l’acqua scende anche da qualche sorgente sulla destra attraversando il sentiero, è il tratto più pastorale della salita anche per le fioriture al massimo rigoglio. Più in alto il torrente è secco e si continua nell’ alveo (qui la valle assume il nome di Fosso degli Elmi) o nei pressi  evitando la vegetazione fino al ventaglio di ghiaie che scende dalla  visibile forcella Spe, 2049 m, fra la Cresta di S.Maria e la cima, il sentiero non è più molto evidente, poi ricompare e esce alla sella con qualche traverso, comunque il terreno permette anche una salita libera. Per accedere al bivacco Gervasutti bisogna traversare il canale che scende nel versante Cimoliano dove il sentiero qui è franato, la cresta NO della nostra destinazione si trova invece sul lato opposto. Uno degli amici si ferma qui, proseguo assieme ai due baldi giovani rimanenti. La dorsale è all’inizio di fine e dura ghiaia e si percorre sul filo poi diventa più rocciosa, alcuni risalti che la interrompono evitano per cenge anche esposte sulla sinistra fino a quando si riesce a entrare in un orrido canale detritico che si risale tutto e faticosamente su ghiaie instabili. Un facile largo pendio di rocce rotte e detriti conduce in vetta. La roccia, pur essendo qualità piuttosto dubbia, seguendo con attenzione le tracce permette una salita abbastanza sicura, primo grado. 3 ore e 15’ dal posteggio. La cima ha abbastanza spazio per una sosta tranquilla ed ammirare il rinomato panorama, il sole splende e anche se l’atmosfera non è nitidissima ce lo godiamo. Al momento di partire gli amici vogliono traversare la Costa Vedorcia che termina al Rifugio Tita Barba, un’occhiata mi conferma che è ricoperta da un mare di mughi, sono troppo vecchio per farmi incantare da queste sirene. Li lascio al loro destino e scendo da dove sono venuto, alla forcella recupero il quarto uomo, dopo quasi 200 m di calata lungo il percorso fatto all’andata si arriva  a un bivio dove svoltiamo a sinistra, il sentiero ora è il 350 che prosegue amabilmente nel  bosco con poco dislivello fino a una ulteriore biforcazione, la tabella ci indirizza ancora a manca alla radura del Rifugio Tita Barba 1821 m, privato, dove rientriamo nell’escursionismo di massa, d’altronde il posto lo merita. Dopo una birra arrivano i due trafelati giovinastri che hanno dovuto, rinunciando all’impresa, rientrare nei ranghi, ci ristoriamo con il solito menù macrobiotico (salsiccia e formaggio fuso con polenta annaffiati da qualche ombra di rosso). Dispiace abbandonare un luogo sì ameno ma purtroppo è l’ora che volge al desio, scendiamo fra graziosi tabià alla malga Vedorcia(la più bella delle Dolomiti?), qui riprendiamo il segnavia 350 che ci riporta prima al rio Talagona e per la via fatta al mattino ad Antarigole. Ripresa la vettura ci mettiamo in colonna per scendere al lago, un’auto in salita e nel punto più stretto vuole la precedenza, poi si arrende alla forza di una maggioranza bulgara e retrocede.

1 Il Rio Talagona

2 Risalendo il Fosso degli Elmi

3 Cima Spe

4 Ultimi metri prima di Forcella Spe

5 L'inizio della cresta, alle spalle il Cadin degli Elmi

6 Le prime difficoltà

7 Cengia fotogenica

8 L'intaglio d'accesso al canale

9 All'uscita del canale detritico

10 In vetta

11 Verso il Cridola

12 La Cima dei Preti

13 Fioritura suille ghiaie

14 I Cadini dal sentiero per il Tita Barba

15 Ingresso al Tita Barba

16 Al rifugio

17 I nani ci sono ma purtroppo mancano le ballerine

18 Tabià fiorito

19 Balconi

20 Casera Vedorcia, bella fra le belle

21 Non mancano nemmeno le Orchidee

22 Un affluente del Talagona

23 Il ponte all'inizio e alla fine del giro

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