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Prsivec 1761m – Anello con vista lago (di Bohinj)

Per arrivare alle rive del lago di Bohini da Udine il percorso più sbrigativo è quello che attraversa il valico di Fusine per poi scendere in direzione di Lubiana fino al bivio per Bled da dove la strada sale costeggiando la Sava, l’altro itinerario passa da Caporetto e  Tolmino permette di risparmiare qualche chilometro ma la strada stretta e tortuosissima attraverso la sella di Bohini non fa guadagnare tempo, anzi, in entrambi i casi ci vogliono tre ore che con il ritorno diventano sei, compensati in parte dalle bellezze  paesaggistiche dei luoghi. In alta stagione uscendo da Bled e fino alla statale si formano la domenica delle code dovute ai numerosi turisti lubianesi, allora conviene una scorciatoia che esce qualche km a valle di Jesenice passando sopra l’abitato e poco dopo dalla Gostilna Fortuna, sperimentata più volte, che offre i tradizionali piatti della succulenta e abbondante cucina slovena. Dai due laghi si ha l’accesso al vasto mondo del versante Sud del Tricorno con illimitate possibilità escursionistiche ma piuttosto disertate dall’italica gente.

1 Le sorgenti della Sava di Bohinj

 Il monte Prsivec dal lago di Bohinj

 La chiesa di Sveti Janez (S. Giovanni)

La cima dal lago presenta un poco appetibile versante boscoso e dirupato alto un milleduecento metri che non è certo quella della nostra gita, sei partecipanti in tutto in una giornata tipica primaverile velata dalle foschie, per contro le masse non sono ancora arrivate. Passiamo il ponte in pietra sull’emissario con appena al di là la bella chiesa di Sveti Janez (S. Giovanni) arrivando a Stara Fuzina, vecchia Fucina in ricordo di un’antica attività fabbrile, dall’abitato svoltiamo a sinistra verso la Valle del Voje, al parcheggio contrariamente alle nostre speranze è già in vigore il pedaggio in rincaro esponenziale, dai tre euro siamo ormai arrivati a 10 per fare 500 m di dislivello, si potrebbe partire anche da qui a piedi aumentando le fatiche e preferiamo versare l’obolo. Dopo un tratto sul fondovalle lo sterrato sale ancora a sinistra e all’unico bivio nella stessa direzione a uno spiazzo adibito a parcheggio lasciamo le auto, potremmo anche partire subito lungo la forestale di destra, ma perdiamo i cinque minuti sufficienti per spostarci fino al  Vogar,1054 m, una spalla con malga, graziosi rustici e un rifugio già aperto, non ci mettiamo piede, è un po’ presto per le Lasko, assolti i nostri debiti culturali imbocchiamo una sassosa mulattiera che ci riporta alla forestale di cui sopra che abbandoniamo al rinvenimento dei segni rossi che ci fanno spostare a Sud con un tratto poco piacevole nel bosco ancora spoglio ma con qualche lingua di neve, in seguito la via si fa più interessante, ci alziamo per neve alla base di un salto, quindi  costeggiamo sulla destra un risalto roccioso affacciandoci da una spaccatura al lago fino ad uscire sulla dorsale e in terreno più aperto, fra radi mughi  e larici e da dove la vista si amplia, oltre al lago e la valle appare la catena dei Monti di Bohinj fra la valle stessa e quella della Baca, la nostra solitudine viene interrotta dal sorpasso che ci viene imposto da una coppia che guarda caso è anch’essa italiana, trattasi del Forgiarini, figlio del mitico Tarcisio della baita di Sella Nevea e della sua compagna, unico incontro in tutto il giro. Quando la cresta si impenna bisogna prestare attenzione anche se difficoltà vere e proprie non ci sono, si arrampica facilmente sul chiaro calcare delle Giulie, in seguito si allarga a dorsale carsica mista a vegetazione di eriche, i soliti mughi e gli ultimi larici  che resistono ancora fino al grosso ometto che segnala la vetta, tre ore. Il Tricorno si cela fra le nubi lasciandoci vedere solo le cime che gli fanno da sentinella, ma anche così la vista resta rimarchevole. Ritroviamo i compatrioti, anche loro sono interessati alla traversata verso Nord che ha ancora un cospicuo innevamento e ripartono quasi subito, ci attardiamo un po’ prima di seguirli fidando nelle loro tracce. Scendiamo in una specie di dolina per risalire nel versante opposto entrando così nel bosco di abete rosso, la neve al riparo dal sole rimane dura, molto bene ma male per le impronte che non ci sono, la segnaletica è scarsa, con qualche patema usciamo all’incantevole radura presso una selletta dove si trova la malga Visevnik 1625 m al crocevia di parecchi sentieri. Valicata la sella scendendo avvistiamo la nostra prossima tappa, il rifugio Planina pri Jezeru che come dice il nome gode della vicinanza di un piccolo laghetto al momento ancora ghiacciato, 1453 m, ma luogo già conosciuto. Ci caliamo da qui per il ripido tratturo dell’accesso principale che scende alla malga Blato, lo tralasciamo per un sentiero che verso destra ci riporta al parcheggio, il lieto fine viene festeggiato parcamente con una bottiglia di prosecco, in sei c’è poco da scialare, toccherà fare una sosta alla trattoria Fortuna.

Il rif. al Vogar nei pressi del parcheggio (1054m)

 Ellebori

 Caratteristica spaccatura verso il lago

7 Lingue di neve accostandosi alla cresta

 Dalla cresta si vede il lago

La cresta

La dorsale verso la cima

 In vetta

 Verso Nord

 Vista sul lago

I monti di Bohinj

 La neve resiste nel versante N

 Planina Visevnik

 La malga è un importante crocevia

 Il rifugio del lago (Planina pri Jezeru)

 Lo specchio del lago ancora ghiacciato

 Il gruppo in riposo al rifugio

 Il tratturo della discesa

Farfaraccio

 Fior di Stecco

 Prosecco al posteggio

Si conclude in questa trattoria con menu tradizionale

17-04-2011, la guida usata (in italiano): Alpi Giulie di Tine Mihelic  ed. Sidarta, la cartina è Triglav al 25.000 del PZS.

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