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Cerni (o Cerna?) Prst – Matajurski Vrh, le creste a febbraio

Non vorrei essere redarguito da qualche lettore per la mancanza di accenti circonflessi, cediglie ecc., purtroppo non riesco a estrarli dal diabolico PC rispettando così l’ortografia slovena, a questi chiedo venia. Dopo questa premessa torno all’argomento che mi è più congeniale.                                                                     Il crinale dei monti di Bohini, che potrebbe far parte del Monte Nero, fra la valle del lago e quella della Baca si estende per parecchi km da Santa Lucia di Tolmino al passo di Piedicolle o Podbrdo  offre parecchie cime interessanti ai frequentatori, la prima a Ovest del Boinjsko Sedlo o passo di Piedicolle (tortuoso e stretto valico stradale fra le due nominate valli parallele) è proprio l’oggetto di questa salita. Si tratta del Cerna Prst (M. Nero di Piedicolle, 1844 m) noto per le fioriture estive mentre per la nostra gita optiamo per l’inverno, il microclima di queste montagna consente una rapida trasformazione del manto nevoso diventando così un ideale terreno di gioco per gli appassionati.                                                                                                   Arrivando da Udine l’itinerario obbligato passa dal Valico di Stupizza, Caporetto e Tolmino e S. Lucia, svolta a sinistra nella Valle dell’Idria che si segue fino al primo bivio, qui ancora a sinistra entrando così nella valle della Baccia, percorsa anche dalla ferrovia Transalpina. Si risale fino a oltrepassare l’abitato di Hudajusna, dopo un km circa una rotabile ancora più angusta ma sempre a manca sale dapprima al paesello a nome Strzisce per proseguire fino ai casali di Kal, 785 m, dove si trova il parcheggio sotto dei vecchi noci all’inizio del giro. Dopo un traverso a Est il sentiero segnalato rimonta a tornanti un costone alberato piuttosto ripido che conduce agli spazi aperti che troviamo abbondantemente innevati  ricoprendo i  consueti bolli rosso bianchi. Se non ghiaccio neve dura, bisogna mettere mano a picca e ramponi,  poi ci alziamo a vista verso la vetta e al rifugio Jelincic già visibile che è situato pochi metri sotto. Il vecchio edificio era quell’anno rivestito interamente di eternit per la gioia dei clienti, è naturalmente chiuso. Sul culmine il clima non è certo dei più accattivanti a causa del cielo velato e delle gelide folate di vento, sarebbe già con i suoi 1050 m di dislivello, un’ invernale abbastanza soddisfacente. Occhieggiando a Ovest il solito diavoletto ci mette la coda, l’ottima neve fa il resto e decidiamo di proseguire a ranghi compatti (siamo in quattro). L’inizio è promettente, a Sud ripidi pendii e verso il lago terreno più verticale con rocce affioranti  mentre il sentiero estivo che si tiene costantemente a meridione (è quello della Traversale Slovena non  praticabile in questa stagione) quindi ci teniamo sul filo che poco oltre quasi precipita a un intaglio al che due amici si dicono appagati e tornano sui propri passi. Restano un padre di famiglia che altri non è che il sottoscritto e l’altro scriteriato nella persona del Mauro, ci caliamo con le dovute cautele, anche la risalita sul lato opposto non è per niente elementare, tocca arrampicare per roccette e neve. Dopo queste difficoltà il percorso è più facile, diventando una lunga e fantastica cavalcata di cresta e anche il tempo ci favorisce virando al bello, il cielo ora è sereno. Traversiamo in sequenza le cime Cetrt (1832 m), Konjski Vrh (1879 m) e Poljanski Vrh (1897 m) prima di giungere alla sella con il Matajurski, il nostro obiettivo finale di 1938 m. Anche per questo pendenza sostenuta con un tratto all’ombra cui segue il sole della vetta. Non vi oziamo troppo, recediamo alla sella, da questa iniziamo la discesa verso l’ignoto, ancora scivoli di neve prima di arrivare al bosco, dapprima abeti poi faggi con il sentiero che brilla per la propria assenza, lo troviamo più in basso in veste di una vecchia mulattiera che arriva a una sella, seguito verso sinistra esce ai pascoli per finire in seguito sulla stradina fra i due paeselli. La risaliamo fino al posteggio dove riabbracciamo il resto dello sparuto gruppo.  Otto ore in tutto, 5 Febbraio (di parecchi anni fa), in linea d’aria le due cime distano 2500 m abbondanti. P.S. qualche anno dopo ho rifatto lo stesso giro ma in estate, la mulattiera evita a Sud le cime, pur bello avendola già fatta nelle condizioni descritte mi ha deluso e non poteva essere altrimenti.

 La Chiesa di Strzisce

 Noci monumentali presso il posteggio

 Il costone boscoso

 Alla fine del bosco si ricorre subito agli attrezzi

 La calotta di ghiaccio del Crni Prst

 A Sud Poresen e Monte Nevoso

 Salita al Crni Prst

 Il rifugio presso la cima del Crni Prst

 I quattro in cima, alle loro spalle le creste della traversata

 Crna Prst da O, a sin. il rifugio e a destra il compagno

 All'inizio della traversata
 Neve in condizioni ideali sulla cresta

 Mauro in azione

 Delicata discesa a un intaglio

 Raffiche di vento durante la risalita

 La prosecuzione

 Fra l'ombra e la luce l'elegante filo

 Sul Tricorno indugiano le nuvole

 Verso le Giulie Occidentali

Il Matajurski Vrh

 Retrospettiva sulla cresta

 Solo il finale resta in ombra

 In cima

 Fra Rodica e Raskovec il Krn

 Il Tricorno e il Lago di Bohinj

  Il Matajurski, alla sua destra il canale di discesa

 Fustaia di faggi

 Un Kozolek, la tipica spalliera per essiccare il fieno

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