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Traversie sul Monte Lodina (2020 m)

La cima è ben visibile dalla statale fra Claut e Cimolais quale ultimo rilievo del gruppo della Cima dei Preti dove si presenta con un aspetto dirupato sopra il passo di S. Osvaldo come pure dalla contrapposta valle del  Vajont  con una parete a placche miste ad erba, qui il buon Corona vi ha aperta una via alpinistica (che probabilmente aspetta inutilmente qualche ripetizione) prima di convertirsi alla letteratura. Il lato più accessibile resta a Nord ed è da questo che quasi trent’anni or sono che ci proviamo, un centinaio di metri sotto il detto passo (828 m) una tabella indirizza alla forcella Lodina lungo il sentiero 374a. La metà di novembre è appena passata però la neve è già presente al passo con un clima invernale e un cielo velato che impedisce al pallido sole di riscaldare, ci avviamo alacremente salendo nel bosco, dopo un buon tratto il sentiero svolta a destra per risalire una valletta con mughi (dove lo perdiamo) uscendo comunque faticosamente alla Forcella Lodina, 1860 m, in circa 3 ore e mezza, il panorama da questa è già molto vasto e in concordia con l’amico Bepi ci riteniamo per oggi soddisfatti, a lenire la fatica dei 1000 di dislivello superati lo storico compagno tira fuori dallo zaino una bottiglia di rosso che contribuisce a placare i nostri ardori. Rientro per la via della salita.

 Presso il Passo di S. Osvaldo l'imbocco del sentiero

 Il larice conserva ancora i suoi aghi

 Salendo alla forcella veduta sul Borgà

 Le faticose conche che precedono la sella

 In forcella panorama su Duranno e Cima dei Preti

 La Valle del Vajont e il Col Nudo

Dopo otto anni i tempi sono maturi per un nuovo tentativo, questa volta dalla val Cimoliana e precisamente dal  Ponte Compol, 728 m (quello prima della casetta del pedaggio), la compagnia si è fatta alquanto numerosa e nel frattempo la casera Lodina è stata ristrutturata. Il sentiero questa volta porta il n. 374 ma purtroppo il meteo ci rimane contrario e le salamandre presenti  lo dimostrano tanto che ci avviamo con gli ombrelli aperti nella faggeta fino ad uscire nei pascoli e alla casera, 1567 m. Le nuvole celano le cime circostanti, non ci pare il caso di proseguire e accendiamo il fuoco nell’ospitale ricovero, preleviamo un kg di pasta, l’acqua della sorgente è appena sotto l’edificio per il condimento provvediamo alla meglio aromatizzandola anche con qualche bacca di mugo.

 Autunno in v. Cimoliana lontano spunta il Campanile di Montanaia

 Salamandra

 Salendo alla casera sotto la pioggia

 I pascoli della casera

 Casera Lodina

I cuochi all'opera

 Il rancio è pronto

Dei due commensali il ravanatore è quello con l'aureola

 Il rientro

 La Val Cimoliana

La terza volta è coronata dal successo, siamo al 26 dicembre, l’unico compagno è il Sandro (detto per la sua esilità Sandron),  la giornata offre cielo azzurro ma con temperatura polare, al passo di S. Osvaldo neve assente. Il sentiero è intersecato da una recente strada forestale, bisogna prestare attenzione per non perdere tempo, guadagnando quota incontriamo la neve con spessore in aumento ma fino al passo sostiene abbastanza bene. Traversiamo sottocresta in versante Vajont, qui si comincia a faticare, impegno che diventa improbo all’arrivo sul filo, siamo a Nord qui la neve diventa  troppa e a me pare anche poco sicura, quando arriviamo finalmente in cima tiro un sospiro di sollievo, nulla finora si è mosso, una brevissima sosta prima di recedere ma le palpitazioni cessano solo alla forcella. Tornare da dove siamo arrivati ci pare poco elegante quindi divalliamo nell’opposto versante verso la visibile Casera Lodina per la depressione detta Busa dei Vidiei arrancando nella neve abbondante per poi scendere in Val Cimoliana. Sotto la casera finisce la neve, invece di scendere lungo il conosciuto ed elementare sentiero 374 optiamo per la variante più alpinistica di cui eravamo a conoscenza (Sent. Lucchini) che presenta dei tratti esposti e arriva sulla strada più a valle verso Cimolais. Usciti indenni anche da questo e traversata Cimolais ci poniamo sulla statale in attesa di un buon Samaritano che ci riporti al passo, puntualmente arriva senza farci aspettare troppo. 6 ore in tutto.

 Salendo in forcella vista sui Campanoz

 La Valcellina

 Sotto la forcella

 Il Lodina

 Frati e Preti

Sulla cresta

 Sulla cresta

 Dalla vetta il Col Nudo

 In vetta

 A Ovest Civetta e Bosconero

 In discesa

 Il sottogruppo della Vacalizza

 Alla casera Lodina

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