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Tre volte in otto giorni alla cresta delle Sarodine

La dorsale fra il Monte Rua e il Cjarescons le cui cime sono perlopiù ricoperte di mughi è comunemente chiamata delle Sarodine, l’unico valico pedestre praticabile è la forcella Lareseit fra Forni di Sotto e il Tagliamento e l’opposto versante della Val Settimana, quindi Claut e il Cellina. La sella segna anche il confine fra il gruppo del Pramaggiore e il Caserine-Cornaget, sono posti poco frequentati che diventano però interessanti all’inizio o a fine stagione.

Forcella Lareseit  (1755 m), 11 novembre 2009

Prima che la strada che da Claut porta alla testata della Val Settimana venga chiusa come ogni anno per la neve decidiamo per una gita dal rifugio Pussa (940 m) con destinazione incerta a una delle cime della cresta delle Sarodine, è appena passata una perturbazione ma oggi è una giornata di quelle in cui non si può rimanere a casa, cielo, atmosfera nitida e cielo blu, non fa neanche freddo, gli amici che mi fanno compagnia sono gli inseparabili coniugi Turco. Le vette più alte sono ammantate dalla neve, ci incamminiamo fiduciosi sul sentiero n. 364 che si alza alle spalle del rifugio sulla sinistra orografica della valle delle Camoscie tralasciando all’unico bivio quello diretto alle casere Col de Post e Pramaggiore. Si attraversano un paio di ruscelli (il primo con una bella cascata) poi si sale a tornanti nel bosco. Appare il Cjarescons che vestito di neve si dà arie di cima patagonica e anche noi ben presto cominciamo allegramente a pestarla, più in alto c’è poco da ridere, proseguiamo faticosamente aprendoci la via nella neve alta, arriviamo a stento in forcella, ci abbiamo messo quattro ore per fare poco più di 800 metri di dislivello e alziamo bandiera bianca. La discesa già pistata richiede meno di due ore.

 Il rifugio Pussa, punto di partenza delle tre gite

 Il Cjarescons ammantato di neve

 Salendo a tornanti nel bosco

 Faticosamente ma con vista sul Pramaggiore

 Nella neve alta

 Forcella Lareseit

 A forcella Lareseit

 Incomincia la discesa

 Le Caserine con in ultimo piano il Col Nudo

 Stratificazione nel letto di un ruscello

 Uno dei guadi

 Dovrebbe essere la Cima di San Francesco

Cima  Podinuz (1838 m), 15 novembre

La domenica seguente chiediamo rinforzi alla gioventù che non può ancora trarre profitto dalle infrasettimanali, anche se il cielo è velato e sfruttando la  traccia dei pensionati  e grazie al numero, siamo in sette, arriviamo in forcella abbastanza comodamente. La trascurata sommità dei Podinuz (secchielli in friulano, origine del toponimo sconosciuta) non è altro che la cresta che verso Sud giunge all’intaglio senza nome con il Cjarescons. L’avvio non è molto incoraggiante, neve polverosa e una lussureggiante foresta di mughi tentano invano di scoraggiarci, imprecando o sghignazzando tutti li superiamo, poi la situazione migliora arrivando sul filo della dorsale da dove si apre già un inconsueta vista e quattro dei partecipanti si dicono appagati. I tre che proseguono, lo scrivente, Vigiut e Giorgio arrivano alla modesta ma simpatica sommità che non ha alcun segno (forse l’ometto è sepolto dalla neve), anche perche due fallimenti consecutivi  sarebbe eccessivo oltre che oltraggioso. Torniamo dagli amici. Dev’essere la giornata di cantine aperte, dagli zaini spuntano fuori bottiglie di rosso e bianco, non manca neanche il digestivo sotto forma di grappa fornita da Hermann. Rinfrancati anche se leggermente traballanti riusciamo a riguadagnare il parcheggio. Ultima sosta all’osteria del Zuet a Cellino di Sotto. 7 ore per il giro.

 Lapide in memoria a lato del sentiero

 La cascata

 Attacco alla cima Podinuz

 Neve abbondante prima della cresta

 Sulla cresta

 In cima

 Cominciano i festeggiamenti

 Ritorno a valle

Cima Camosci (1806 m), 18 novembre

Sopravissuti alla maledetta Domenica solo due personaggi della gita precedente si iscrivono all’uscita del mercoledì che come si sa è riservata ai quiescenti, altri due se ne aggiungono a completamento dell’equipaggio della fedele quattro ruote, dirigendosi con notevole fantasia alla val Settimana. Per la stagione è una giornata esemplare di sereno. Saliamo alla ormai consueta forcella, qui il 50% dei clienti diserta, mi tocca proseguire con l’irriducibile Vigjut o Vigjat a secondo dei punti di vista. Al di là della forcella troviamo oltre a molta neve una frana che ci costringe a parecchi saliscendi perdendo naturalmente il sentiero sempre che esista ancora. A un certo punto decidiamo per una cresta con i soliti mughi e dopo un’impari lotta usciamo sulla spaziosa cima, le nuvole o la nebbia ricoprono le amene vallata ma la vista (come sempre) è entusiasmante arrivando fino alle Dolomiti di Sesto. Scendendo nel primo tratto percorriamo il sentiero, il su e giù nell’attraversata della frana resta comunque inevitabile. Ritorno a valle senza storia, sette ore in tutto, per il dopogita evitiamo l’ignoto tornando all’osteria di Cellino.

 Ancora verso forcella Lareseit

 Uno sguardo al Pramaggiore

 Fra i rami la Cima Camosci

 La dorsale a mughi, sullo sfondo il Cjarescons

 Da Cima Camosci verso il Gruppo Caserine Cornaget

 Le Guglie del Pramaggiore e del Cridola

 I monti dell'Arzino

 Sul mare di nubi domina il Tinisa

 Verso Forni di Sotto, nella radura Casera Masons

28 Rientro sulla pista     

 

 

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