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Boses Weibele (Le Donnacce) e Riebenkofel dalla Lesachtal

Boses Weibele e Riebenkofel d'inverno dalla Samalm

Boses Weibele da Ovest

Riebenkofel (2383 m)

Dal passo di Monte Croce Carnico la strada scende agli abitati di Kotschach e Mauthen sulle due sponde del fiume Gail, dopo il ponte una tortuosa strada a sinistra risale la Lesachtal, fra il versante N delle Alpi Carniche e quello meridionale delle Dolomiti di Lienz molto meno frequentato di quello che si affaccia sulla Valle della Drava anche per l’assenza di punti d’appoggio in quota. Per la nostra prima gita la ci affidiamo a Ermanno che oltre a possedere la cartina della Kompass mastica anche il tedesco, inoltre deve aver avuto il sentore che la cima prescelta è anche sci alpinistica e vuole farci una ricognizione. Superiamo parecchi paesi allineati sul lato solatio della fino a St. Lorenzen, un grazioso paese a 1127 m di quota (la sua piazza è stata nominata la più bella della Carinzia, consiglio di andarci per la festa del patrono in agosto con la Banda e gli abitanti tutti in costume e fornita gastronomia locale, è abbastanza distante ma ne vale la pena),  la giornata odierna è invece malinconicamente autunnale, nuvole e nebbia la fanno da padrone, bisogna essere veri ottimisti per proseguire. Alla periferia Ovest del paese ci sono le indicazioni a destra per il piccolo centro termale di Tuffbad che si raggiunge con strada asfaltata, circa 1200 m di quota dove si lascia l’auto. Dal parcheggio proseguiamo sulla sterrata, la lasciamo verso destra al primo bivio, anche alla biforcazione che segue facciamo lo stesso, la traccia sale ora molto ripida inerpicandosi su un costone alberato e a mughi, fino a una forcella fra il Soleckh  (2221 m) a O, anch’essa facilmente raggiungibile, e la nostra erbosa meta  che si trova a Est. Qui si comincia a pestare la neve, mentre ci alziamo sulla dorsale vediamo del movimento sulla cresta, si affacciano delle teste cornute, sono uno, due, cinque camosci poi non riusciamo più a contarli, al via del capo una moltitudine fugge sul pendio innevato lasciandoci stupefatti. Continuiamo con il nostro andamento lento sotto la pioviggine mista a neve fino alla tradizionale croce di legno posta in cima dove per non congelarci scoliamo la bottiglia di bianco che ci siamo prudentemente portati. A Sud (è il versante sciistico) ci sono dei pendii aperti che scendono verso la Lacken Alm, una malga settecento metri più in basso, ora la nebbia a momenti si dirada, ma non essendoci un   sentiero  ci caliamo imprudentemente a vista sull’erba bagnata/innevata  con aderenza ridotta a zero con i conseguenti scivoloni.  Ci infiliamo poi nel bosco dove finiamo di perdere la bussola, usciamo su una strada forestale, la imbocchiamo in senso inverso, torniamo a risalire a alla fine troviamo finalmente gli edifici pastorali, e poco dopo incrociamo un sentiero segnato che taglia gli innumerevoli tornanti della strada per terminare poco a valle delle Terme. 6 novembre 2005. Sentiero segnato, E.

20 La Croce del Riebenkofel

21 Tempo inclemente per il brindisi

Flachelan Spitze ( 2589 m)

La volta scorsa avevo notato in forcella una vecchia freccia in legno con la scritta Boses Weibele che  il nostro interprete aveva tradotto in cattive donne o donnacce  risvegliando la mia curiosità, in seguito ho avuto l’occasione di vederla da Ovest  da dove si presenta come  una ardita piramide bifida rivestita di placche argentee. Consultando la guida delle Lienzer della Rhoter, naturalmente in tedesco, sono riuscito a capire che la via normale da Sud alle due vette divise da un’alta forcella (Rosenkopfli 2599m e Flachelan Spitze 2589m) ha difficoltà di primo grado, quindi sono alla nostra portata. Alla fine di Agosto del 2006 ci trasferiamo di  nuovo in Lesach anche se il tempo è piuttosto instabile, al ritrovo di Udine sta piovendo. Il gruppo è abbastanza nutrito, ai quattro recidivi della gita precedente se ne aggiungono altrettanti. In  montagna non piove ma gli indizi per il temporale pomeridiano ci sono tutti, per il sentiero dell’autunno precedente arriviamo senza intoppi in vetta al Riebenkofel dove tre amici si dicono appagati e si fermano. Il resto prosegue in direzione  Nord-Est e in discesa fino a una larga insellatura (2272 m,) che si traversa, sul lato opposto ricompaiono vistosi i segni finora assenti, evitiamo a destra la Karlahnspitze e poi ci alziamo a un intaglio che dà accesso a un pendio di grossi sfasciumi. Ormai siamo avvolti dalle nuvole, ma pensiamo che non dovrebbe mancare troppo. Ora entriamo nel canalone che porta alla sella fra le due cime, da questa una cengia rocciosa verso sinistra termina su un pendio di detriti poco sotto la solita Croce di Vetta. Il sole bacia per poco la dirimpettaia cima più alta di 10 m, anch’essa con il suo Crocefisso prima che tutto venga inghiottito dalla nuvolaglia, l’idea era di salirle entrambe ma non è giornata. Una breve sosta per le foto e inghiottire qualcosa e ripartiamo. Alla forcella 2272 m comincia a piovere, per non risalire al Riebenkofel scendiamo i ghiaioni verso Nord, in basso dove il vallone si restringe deviamo nel bosco sulla destra, poco dopo rintracciamo un esile sentiero che ci riporta al largo fondo valle. Ora il sole torna a risplendere e la  Donnaccia ci saluta dalle sue altezze, noi scendiamo liberamente a riprendere il sentiero dell’andata.  EE, pass. 1° .

1 Salita al Riebenkofel

2 Riebenkofel

3 Dall'attacco la Karlahnspitze a sin. fuori campo il Riebenkofel

4 Il roccioso tratto iniziale

5 Il caratteristico intaglio

6 Pendio di sfasciumi

7 Salita alla forcella fra le due Cime

9 A sin. la cengia

10 La scarpata finale

11 In Cima

12 Le due vecchie volpi con al sole la vetta più elevata

13 In discesa

14 In discesa

15 Stelle Alpine

16 L'intaglio resta fra i due roccioni

17 Sul passo obbligato

18 Alla sella

19 A fondovalle, in alto la Donnaccia

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