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Osternig (2050m) e Acomizza (1813 m), finalmente un giro pastorale

Quasi mezzo secolo fa ricevevo la cartolina che mi chiamava ad assolvere i miei doveri verso la Patria, 14 mesi di naja dei quali sei ad Aosta per il corso sottufficiali, primo classificato nonostante le mie scarse propensioni per la disciplina, quattro a Cavazzo da caporalmaggiore e gli ultimi sei da Sergente proprio a Ugovizza, se mi fossi raffermato avrei da qualche decennio concluso la carriera da Maresciallo Maggiore con una lauta pensione, la liquidazione e sicuramente anche qualche onorificenza. Invece preferii senza rimpianti di fare una vita da precario artigiano fino a 65 anni ma libero di decidere con la mia testa.  Tutto questo preambolo è motivato dal fatto che per andare sull’Osternig si passa proprio dall’ultimo paese citato, in sloveno Uque, la strada asfaltata attraversa il paese e sale fino al posteggio dove prima dell’alluvione si trovava il Rifugio Nordio Deffar a circa 1200 m di quota. Da qui si risale la sterrata che si percorre fino al nuovo rifugio dove assistiamo con rispetto all’alzabandiera dove vengono citati i due caduti della prima guerra cui è dedicato. Il motivo della scelta è meteorologico, sono previste abbondanti piogge e l’unico posto che si salva è proprio questo estremo nordest delle nostre montagne, d’altronde su questa facile cima ci sono stato solo una volta quasi trent’anni fa con la mia figlia maggiore allora dodicenne. Davanti al rifugio si stacca a destra un sentiero segnato che traversa nel bosco fino all’ampia sella dell’Alpe Bistrizza (Feistritzer Alm) che è quasi un villaggio a circa 1700 m di quota. Per variare il percorso decidiamo di salire da Nord, traversiamo sopra all’alpe per ghiaioni su ottima traccia spostandoci in questo versante, il sentiero abbondantemente segnalato sale poi fra i mughi, alla fine esce in terreno aperto alla Croce dell’anticima Est e per la facile dorsale conduce in vetta dove spira un venticello gelido che non invita alla sosta, anche il rinomato panorama è celato dalle nuvole e ci spostiamo poco più in basso al riparo di una fortificazione. Non c’è un’anima in giro e dopo un po’ spunta anche un pallido sole che squarcia le nuvole, quindi la scelta è stata oculata. Scendiamo a Sud, dobbiamo ripassare dal villaggio, oltre a un gregge di capre cominciano a farsi vivi gli escursionisti che popolano anche la sella. Da questa ci alziamo per i prati verso Maria Schnee, (La Madonna della Neve), una graziosa cappella poco distante (20 min. per gli Austriaci, 10 per gli Italiani), poi in discesa alla pascoliva Sella Plecia (o Pleccia) 1616 m. Duecento metri mancano alla cima dell’Acomizza, una stradella arriva fino all’alpeggio omonimo, siamo solo in due e si sta un attimo a decidere. Dall’alpe saliamo facilmente per tracce dal versante Ovest  mettendo in fuga un gregge di pecore per discendere poi a Nord verso la stalla. Tornati in sella un sentiero segnato riporta al parcheggio con percorso abbastanza lungo. Sei ore con le soste, 15 settembre 2013. Il dopogita all’agriturismo in Val Rauna, ottimo cabernet e porzioni mostruose (per Hermann appena sufficienti), cucina sempre aperta.

1 Il nuovo rifugio Nordio

2 Alzabandiera al rifugio

3 Alla Feistritzer Alm

4 La Feistritzer Alm

5 In salita da N

6 Segnalazioni abbondanti quanto superflue

7 Erba Ursina già con i colori autunnali

8 L'anticima con la Croce

9 La Croce sull'anticima

10 In Cima

11 opera militare italiana in versante Sud

12 Discesa a Sud

13 Capre al pascolo

14 Il profilo dello Jof Fuart

15 Indicazioni Austriache e Italiane discordi sugli orari

16 Il cono erboso-boscoso dell'Acomizza

17 La Madonna della neve

18 L'interno della Chiesetta

19 Alpe Bistrizza o Feistritzer Alm

20 Salita all'Acomizza

21 Cima dell'Acomizza

22 L'Osternig dall'Acomizza

23 Sella Pleccia

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