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Vacalizza – una salita micidiale al punto trigonometrico (2185 m)

Il cosiddetto Nodo Vacalizza è il meno frequentato e più selvatico sottogruppo del Pramaggiore  a spartiacque fra le Valli dei torrenti Settimana e  Cimoliana. Il giorno di Ferragosto è poco propizio ai lunghi spostamenti in auto, se poi si decide per le Dolomiti le code sono assicurate, pertanto decidiamo di rimanere fra i confini della nostra piccola patria trasferendoci a Cimolais da dove risaliamo la prediletta Val Cimoliana fino al Ponte Scandoler (è il secondo che s’incontra), al di là di questo si trova un piccolo parcheggio nonché l’imbocco del sentiero  380 alla quota di 748 m., due sbiaditi segni su un masso che ci sfuggono. Vengo subito redarguito dal più volte citato abituale compagno che inorridisce vedendo che mi sono portato il casco, lo lascerò in macchina, il terzo partecipante è un giovane paesano abituato alle nostre mattane cui riserviamo il privilegio di portare la mezza corda, tutti e tre siamo dotati dell’imbrago più qualche cordino e moschettone. Non vedendoo i segni iniziali nel primo tratto ci alziamo nel letto di massi del torrente fino a dove il sentiero lo attraversa, è abbastanza segnalato ma invaso da alte erbe, mughi e ragnatele dove qualche zecca è inevitabile indi migliora un poco nel bosco di alto fusto. In seguito esce nell’erto canalone detritico che scende da forcella Vacalizza, da qui in poi i segni si dileguano. Dapprima lo si rimonta sul fondo saltando agevolmente fra i grossi sassi, dove si fa più detritico ci spostiamo sul lato destro di ghiaie più compatte e taglienti roccette friabili ma meno faticose fino a guadagnare l’erbosa insellatura della vasta insellatura, 1854 m, fra la Torre e la complessa cima. Da qui sia il Berti che un’altra guida non someggiabile dicono di spostarsi sulla destra, ma prima di avviarci depositiamo il superfluo, il ragazzo si porterà solo la corda e noi altri il resto ridotto al minimo. Scendiamo per un poco fra le schiarite dei mughi mirando a quello che ci sembra un ometto su un rilievo piuttosto distante e ben presto siamo immersi nella foresta, ne usciamo salendo un canale roccioso, traversiamo in cengia ancora a destra a un ulteriore canale arrivando a una selletta. Ci siamo avvicinati al presunto ometto, è uno spuntone, la completa inesistenza di tracce ci fa comprendere che siamo fuori via, ci alziamo ancora fino a una sommità erbosa prima di ricominciare la traversata in senso inverso, ancora un paio di cenge, la seconda abbastanza rognosa, per fortuna la roccia è affidabile e usciamo alla sommità dei Pascoi di Culau che scendono verso il Ciol di Giaeda ritrovando finalmente i preziosi ometti e avvistiamo la cresta SO tanto desiderata. Ci saliamo per verdi, qui con somma sorpresa troviamo anche dei bollini rossi. Il resto sarebbe puro divertimento, fra traversi e saltini di roccia ottima se non fosse che il faticoso avvicinamento fra i mughi ci è costato parecchio. Quando arriviamo alla Cima del punto trigonometrico decidiamo che per oggi ne abbiamo abbastanza, mancano un’ottantina di metri, però prima bisognerebbe calarsi alla forcella intermedia. In discesa rifacciamo la cresta fino al sommo di un canalone poco a sinistra del filo, al suo termine ritroviamo segni ed ometti, il percorso è bellissimo, i detriti si alternano ai varchi nei mughi e a brevi salti rocciosi ben ammanigliati sul 2°, solo l’ultima paretina con un camino a destra è forse un poco più impegnativa. Sbuchiamo all’estremità NE della forcella Vacalizza. Ora io non sono un esperto di relazioni, ma se sulla guida ci fosse stata l’ultima facile frase preceduta da “l’attacco è” non saremmo mai andati a perderci fra i mughi per aprire forse una nuova via. La discesa nella parte detritica del canale è una deliziosa scivolata, non altrettanto il sentiero nel bosco che è piuttosto sdrucciolevole. In tutto sono trascorse dieci affaticanti ore quando rimettiamo piede nel parcheggio, la corda e il resto dell’attrezzatura le abbiamo portate solo a prendere un po’ d’aria, diversamente la salita da lunga sarebbe diventata eterna.  15 Agosto 2013.

1 Fra i massi del torrente

2 Rigogliosi erbai sul sentiero

3 L'enigmatico versante NO

4 Duranno e Cima dei Preti

5 Forcella Vacalizza

6 Salita alla forcella

7 Salita alla forcella

8 Salita alla forcella

9 Forcella Vacalizza

10 Torre Vacalizza

11 Un landro sulla variante

12 La Cima dei Vieres

13 Raponzolo

14 In traversata alla retta via

15 Dai Pascoi di Culau avvistiamo la vetta

16 Dalla cresta la Cima dei Vieres

17 In cresta

18 Passaggio in cresta

19 Il calcare di ottima qualità

20 La Cima del punto trigonometrico

21 L'ultima paretina

22 I nostri eroi

23 La vera Cima così vicina ma così lontana

24 Discesa sulla normale

25 Il passo più impegnativo

26 Con questa roccia arrampicare è un piacere

27 Gli amici a Forcella Vacalizza

27 Scivolando senza sci

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  1. agosto 24, 2013 alle 8:58 pm | #1

    Dio bielon di Dio, biel e brafs, e vonde! ;)

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