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Monte Bianco (4807 m) – Traversata dal Rifugio Torino al Plan de l’Aiguille

Centinaia di alpinisti nei giorni estivi di bel tempo danno l’assalto alla più desiderata e alta cima delle Alpi lungo le tre vie normali francesi cui si aggiunge qualche sparuta cordata che tenta la salita dal rifugio Gonella per la via italiana, gli altri numerossimi itinerari sono riservati alla crema degli scalatori per lunghezza, difficoltà e pericoli oggettivi. Io e il Mauro, scalcinati ospiti del Rifugio Torino e dichiarati persone non gradite il giorno prima al rifugio dei Cosmiques (vedi post sull’Aguille du Midi), ne parliamo la sera al gestore. Certo, si può partire anche da qui, ci dice, aggiungendo altre due ore e mezza o tre alla già lunga salita, qualcuno ogni tanto la fa, ad esempio l’indomani noi due che dopo la colazione (apparecchiata la sera prima con le bevande nel thermos) partiamo tardi, ovvero alle 3 ¼. Procedendo con le pile frontali arriviamo al Col du Midi prima dell’alba attraverso il ghiacciaio del Gigante e il Col du Grand Rognon , una traccia evidentissima risale il versante NE del Mont Maudit sotto i seracchi del tratto iniziale, poi ripidi pendii di neve e alla fine la crepaccia terminale (all’epoca senza grossi problemi) ci portano al Col  Maudit, già oltre i 4000 m. Nel frattempo è spuntato il sole, più in alto vediamo le numerose cordate che ci precedono battendo la pista attaccate l’una all’altra come le processionarie nelle prealpi Giulie. Segue un pendio ripido che dopo aver valicato il Colle del Mont Maudit con un traverso esce al Col de la Brenva in un grandioso ambiente glaciale. Già da un bel po’ ci sta tallonando un alpinista solitario che fidandosi ciecamente della nostra inesperienza ci seguirà fino in cima, il cui cupolone alto (solo?) 500 m resta di fronte a noi. Ci sembrano eterni ma riusciamo a superarli stringendo i denti, con quelle che ci sembrano le ultime forze arriviamo in vetta, non ha alcun segno visto che è ricoperta da un notevole spessore di ghiaccio, guardo l’ora, sono le 11 ¼, niente male, solo otto ore in tutto. Spira un venticello gelido e non ci attardiamo troppo, il compagno, solitamente pronto a qualsiasi variante, forse intimidito dalla grandiosità dei luoghi e dalle incognite insite dalla discesa in un versante sconosciuto propone il ritorno lungo la via di salita. Solo a pensare alla micidiale risalita al Torino faticando nella neve del pomeriggio mi vengono i brividi, nonostante la sua iniziale resistenza riesco a portarlo dalla mia parte, mettiamo quindi in pratica la mia luminosa idea. Scendiamo verso N seguendo la cresta delle Bosses (NW) per la via più frequentata proviente dall’Aiguille de Gouter fino a oltrepassare le rocce dov’è situato il rifugio Vallot a 4362 m, qui ci caliamo a destra (N) fino a una larga crepaccia terminale che passiamo su un ripido ponte di neve che consente l’accesso ai pendii inferiori meno inclinati lasciando sulla destra una seraccata, una traccia ci guida fra i crepacci nel fantastico ambiente di neve e ghiaccio fino alla conca del Gran Plateau. Il ghiacciaio ha ancora due tratti piuttosto ripidi separati da un’altra conca nevosa, il Petit Plateau, prima di arrivare sul ghiaccio scoperto al rifugio dei Grands Mulets, su un affioramento roccioso. Continuiamo la discesa nel labirintico ghiacciaio dei Bossons dove la pista sul ghiaccio vivo non è evidente dopo vari andirivieni che mettono alla prova la nostra tecnica di cramponnage ne usciamo verso destra rintracciando un sentierino che passando sotto l’Aiguille du Midi e sopra una stazione abbandonata della funivia attraversa orizzontalmente un piccolo ghiacciaio, percorre una morena ecc. ecc.… qui l’amico con mia somma sorpresa si attarda (la causa è delle grosse vesciche che si è fatto ai piedi) e mi spedisce in avanti, ad acquistare i biglietti per tornare al Rifugio Torino comodamente con la funivia dei ghiacciai. Alle 16.45 faccio il mio ingresso alla biglietteria della stazione del Plan de l’Aiguille, 2310 m. Detto e fatto si direbbe, alle spalle ci sono solo 2500 m di discesa, ma come dice il proverbio il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. L’ultima corsa della Funivia dei Ghiacciai è già partita, l’unica alternativa offerta è la discesa a Chamonix, la prendiamo al volo rientrando nei patri lidi in autobus, ora per prima cosa bisogna trovare un giaciglio per la notte, siamo fortunati, hanno una camera libera nel primo alberghetto in cui entriamo, dopo una doccia ci concediamo il lusso di una cena a base di piatti locali. Il mattino seguente Mauro sale in funivia al Torino a recuperare gli effetti personali che vi avevamo lasciato, ci rimetto solo qualche capo di vestiario, l’attivo è più consistente, 5 quattromila più la via sull’Aiguille, non male per otto giorni viaggio compreso, possiamo rientrare.

1 L'alba del gran giorno

2 Salendo alla spalla del Mont Maudit

3 Il Mont Blanc de Tacul con le numerose cordate in azione

4 Panorama a SE

5 Sulla pista

6 La salita

7 A NE i quattromila del Vallese

8 Seracchi al Col de la Brenva

9 La cupola finale

10 500 m alla vetta

11 Dall'Aiguille Verte alle Grands Jorasses

12 Ed eccoci sul tetto delle Alpi

13 Le Bosses, sullo sfondo l'Aiguille de Bionassey

14 Sulla cresta delle Bosses

15 Il ricovero Vallot dalle Bosses

16 Il Bianco dalle Bosses

17 Ponte di neve sulla crepaccia terminale

18 Seracchi incombenti sulla pista

19 Il Grand Plateau

20 Ambiente glaciale in discesa

21 Al rifugio dei Grands Mulets fine della pellicola

Le vie: traversata dal rif. Torino (3375 m) al Col du Midi (3532 m) – F, ore 2 ½ – 3 , 6 km.  Alla Cima dal Col du Midi per la Cresta NE – PD-PD+,  disl. 1500 m, ore 7-9, 6 km.  Discesa al Rif. dei Grands Mulets (3051) m le Bosses e il Grand Plateau – PD,  1750 m, ore  2 ½ -3 ½  5 km.  Dai Grands Mulets alla funivia al  Plan de L’Aiguille 2310 m – F-PD, 750 m, lunga, minimo 1 ora e mezza.

Noi abbiamo usato l’estratto della Guida Vallot (ed. Mediterranee, ora è disponibile la più dettagliata guida del CAI-TCI di G. Buscaini), i pericoli sono tutti quelli dell’alta montagna, crepacci, caduta di slavine e seracchi, improvvisi cambiamenti di tempo e clima, con scarsa visibilità è facilissimo perdersi. Oltre a corda piccozza e ramponi avevamo qualche anello di cordino e due chiodi di ghiaccio a testa oltre  alla nostra determinazione.

22 Valle d'Aosta

23 Ultimo saluto al Bianco

24 Il Forte di Bard sorveglia l'ingresso alla vallata

Agosto 1991.

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