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Veliki Babanski Skedenj – una delle cime più remote del gruppo

1 La cima da Ovest

Per ben tre volte questa Baba dall’aspetto di verdeggiante cono a SO dell’acrocoro del Canin  ci ha respinti, a nostra magra scusante devo dire che non sono stato capace di reperirne una qualche relazione più o meno attendibile. Il primo tentativo lo facciamo dalla testata della Val di Resia, al nostro arrivo alla Forcella d’Infrababa ne abbiamo una fugace visione prima che sul bel paesaggio cali una fitta nebbia e non è il caso di inoltrarsi nel caotico mondo minerale senza segni, e allora saliamo la Baba Grande prima di traversare in versante sloveno e all’Infrababa Piccola e nonostante il cielo plumbeo andiamo anche sul Guarda. Anche il secondo approccio cambiando compagni ma non vallata non dà esito positivo, saliamo controcorrente a un gregge di pecore che cambia il colore al sentiero con i conseguenti olezzi, stavolta facciamo solo il giro della della Baba Grande ma in senso antiorario, niente cime ma ambiente ovattato dal nebbione.

Il Monte Kopa (1439 m) – 23 Giugno 2013

La strada sterrata che da Plezzo (Bovec) in Slovenia sale verso l’altopiano del Canin non ha il divieto, quindi la percorriamo fino al primo bivio dopo la stazione della sinistrata funivia dove parcheggiamo. Ci incamminiamo sulla strada di sinistra (ind.: Kopa ore 1) che va in discesa, alla sua fine dei segni rossi nel bosco verso destra ci conducono su questa arrotondata cima con larici della quale non sapevo neppure l’esistenza, scendiamo a una sella verso Nord camminando su una diruta mulattiera militare, i segni proseguono verso Ovest e cessano sopra un incassato canalone, al di là di questo una esile cengia porta a delle postazioni poi si esaurisce nelle pareti… la speranza di riuscire ad attraversare s’infrange contro l’ostacolo, risaliamo a riprendere la mulattiera che continua in discesa, ora senza segni. Dopo una zona detritica continua ancora individuabile e a saliscendi nel bosco di faggi con affioramenti calcarei fino ad incrociare un sentiero segnalato con i soliti cerchi bianchi e rossi che esce sulla strada non distante dall’auto. La tabella seminascosta dalle frasche ci era sfuggita, le indicazioni dicono Canin 4 ore, Lasca Plagna 3 ½, ci era sfuggita salendo, distratti da un paletto sull’altro lato che indicava la cima appena visitata. Il giro ci costa tre ore e a mezzogiorno siamo alla vettura, mentre consumiamo i viveri comincia a piovere, non tutte le disgrazie sono nocive, se fossimo stati lassù in alto fra le nuvole avremo avuto qualche problema. C’informiamo da uno sloveno che sta rientrando sulla nostra ambita/fallita cima, in effetti era da là che bisognava proseguire, l’orario previsto 3 ore ½.

2 Il monte Kopa

3 La cima

4 Discesa alla sella Nord

5 Ginestra in fiore

6 Il sentiero segnalato

7 Fioritura

Veliki Babanski Skedeni (2121 m) – 30 Giugno 2013

A uno degli amici di Domenica scorsa si aggiunge la Cinzia che dopo un lungo periodo di latitanza partecipa a una seconda gita dopo il Ciadin. Oggi lasciamo l’auto al piazzale della stazione intermedia (poco dopo c’è una sbarra aperta, non vorremmo incorrere in spiacevoli inconvenienti. Il sentiero all’inizio ha bisogno di manutenzione, sale un primo tratto parecchio incespugliato (una zecca per gita è d’obbligo) e sale ai resti di Planina Gozdek e dopo una sorgente di acqua freschissima esce in terreno aperto con sulla destra delle belle pareti seguendo talvolta il percorso di vecchie mulattiere presumibilmente austriache ben conservate nonostante il secolo di vita, l’ambiente è più verde e fiorito di quello che ci si aspetta, poi passa accanto a quello che rimane di un antico edificio con delle scritte per il Canin, perde leggermente quota poi risale, a un dosso erboso poco più in alto a sinistra si notano sulla cresta due pietre: è giunto il momento di inoltrarsi nell’incognito. Da questo si scende in una conca per risalire di nuovo sempre verso Ovest nei pressi di un monolite verticale e nel frattempo compare la nostra amata cima, il terreno offre ora tutto il campionario del carsismo, campi solcati, inghiottitoi, lame e placche lavorate ecc., orientati da saltuari ometti prima di arrivare alla base della montagna, l’amico ne ha abbastanza e si ferma qui. Sono stati quattro km in linea d’aria di percorso labirintico, una cengia erbosa porta al versante Sud che si risale senza via obbligata per verdi e canali non difficili, verso la fine la pendenza si attenua, l’ultimo facile tratto di cresta offre una vista entusiasmante sull’acrocoro del Canin, tutte le Giulie Orientali, verso Sud fino al mare e al Monte Nevoso. Mezz’ora di sosta e ripartiamo, percorso i primi pendii incrociamo una traccia piuttosto evidente che traversa a sinistra, in breve si trasforma in mulattiera che nonostante qualche metro franato consente un’agevole discesa, peccato che non ripassi dall’attacco. Ci sgoliamo a chiamare l’amico, poi ridiscendo per risalire faticosamente all’attacco (l’amica si rifiuta) ma non lo vedo, urlo e provo con il telefono ma non c’è campo, non so cosa pensare, forse sarà ripartito? Alla fine torniamo indietro, ora proseguiamo sulla mulattiera, il povero bivacco degli speleo visto in salita manca all’appello, solo passando vicino a una fioritura di orecchie d’orso su una cengia già vista all’andata mi convinco che siamo sulla retta via, usciamo al dosso erboso con ometti, poco sotto con sollievo vediamo i segni. Arrivati al parcheggio l’amico non c’è, lo richiamo  (ora c’è campo), sta scendendo. Saliamo con l’auto all’inizio del sentiero, arriva dopo un’ora e mezza in compagnia di una giovane coppia teutonica (di Amburgo) che avevamo incrociato in salita, sono alquanto provati e li riportiamo a Plezzo. Tutto è bene quel che finisce bene, la gita pur non avendo un dislivello eccessivo non oppone difficoltà alpinistiche ma è piuttosto lunga e in luoghi poco battuti, guai a farsi sorprendere dalla nebbia! 3 ore e mezza in salita, idem in discesa.

8 Rosa Canina

9 Quel che resta di Casera Gozdec

10 Alla fine del bosco

10a La preziosa sorgente

11 Sui tornanti della mulattiera

12 Campi solcati

13 Rifugio o  Stazione della funivia

14 Perdendo quota

15 Ma allietati dai fiori

16 Un breve tratto di comode placche

17 Ed ecco finalmente la cima

18 La salita

19 Sulla panoramica cresta finale

20 L'Isonzo a valle di Saga

21 Alle spalle dei protagonisti Baba Grande e Cresta del Canin

22 L'acrocoro S del Canin

23 Oltre l'Infrababa vista fino alle Dolomiti

24 Il fiume più bello del mondo

25 In discesa sulla mulattiera fortunosamente rintracciata

26 Jalovec e Mangart

27 Cuscinetto fiorito

28 Un ardito torrione

29 Edificio in rovina ai margini del sentiero

30 Breve opzionale galleria

31 Tabella seminascosta all'inizio del sentiero

  1. luglio 2, 2013 alle 8:17 pm | #1

    Immagini stupende, grazie per averle postate. forse un giorno, quando lascerò questa terra potrò vedere anche dall’altro questi paradisi. Bravi continuate Un caro saluto ciao

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